Intervento in occasione della tavola rotonda per la presentazione de “Il Meridiano”, primo quotidiano nazionale nato in Puglia di Agostino Picicco, responsabile culturale Associazione Regionale Pugliesi E’ notorio che a Milano sono diverse migliaia i pugliesi di prima, seconda e anche di terza generazione, oltre a coloro che, pur non risultando iscritti all’anagrafe, lavorano o studiano nel capoluogo lombardo, ormai tappa obbligata per una formazione di eccellenza (pensiamo ai tanti studenti fuori sede) e per l’opportunità di un lavoro. Alcune centinaia di loro sono annoverati tra le fila dell’Associazione Regionale Pugliesi che può vantare una grande storia fin dalla sua fondazione nel 1921. Mi sono interrogato su che significato possa avere per tutti costoro un quotidiano nazionale nato in Puglia. Cosa si aspettano da un nuovo giornale caratterizzato dal marchio Puglia? Sintetizzo tali aspettative in due espressioni: - il calore di un abbraccio amico; - la vivacità dell’intelligenza. Che cosa vuol dire? Innanzitutto che tale quotidiano può essere inteso come il segno di un rapporto di amicizia con la propria terra d’origine non tanto per una ”operazione nostalgia” - oggi un po’ desueta e attutita considerando le maggiori e più facilitate modalità di trasporto e trasferimento e i notevoli supporti informatici (mail, internet, sms) che riducono notevolmente le distanze e attivano costanti forme di contatto – quanto perché ci può offrire informazioni, commenti, e comunicazione in generale, caratterizzata da spirito critico, serietà, attenzione, completezza, responsabilità. Guardando l’impegno culturale espresso dall’Associazione Regionale Pugliesi, nel favorire l’integrazione col territorio, con le istituzioni e con la città ospitante in spirito di arricchimento reciproco, da “Il Meridiano” ci aspettiamo collaborazione e attenzione alle nostre attività sia nell’informazione e divulgazione che nel rilancio e nel commento degli eventi. A Milano, città ricca di manifestazioni, dominata dagli impegni di tutti, ostacolata negli spostamenti, ottenere attenzione di pubblico e stampa diventa sempre più difficile. Con l’Associazione non abbiamo questo problema, ma crediamo nella forte diffusione operata dai grandi mezzi di comunicazione. Anche per mettere a frutto le potenzialità culturali promosse dall’Associazione grazie al supporto e alla dedizione di tanti illustri corregionali nostri associati noti per talento e professionalità. Cito in particolare la prof.ssa Maria Luisa De Natale prorettore dell’Università Cattolica, l’attore Gerardo Placido, il prof. Francesco Lenoci, il coordinatore dell’Associazione dott. Giuseppe Selvaggi. Grazie al loro contributo e a intese con i giovani dell’Università Bocconi stiamo organizzando il Premio “Ambasciatori di Terre di Puglia” che il 23 maggio vedrà premiati nell’aula Magna della Bocconi grandi nomi di rilievo artistico e istituzionale. Concludo con un’immagine presa dal nostro conterraneo Domenico Modugno. Parlando della lontananza, nella celebre e nota canzone, dice: “La lontananza è come il vento, spegne i fuochi piccoli e accende quelli grandi”. Quello che chiediamo a “Il Meridiano” è di evitare i “fuochi piccoli” della mediocrità, delle sterili polemiche, degli inutili pettegolezzi, ma di accendere i “fuochi grandi” dell’impegno sociale, delle forti passioni civili, dei grandi ideali quali l’amore, l’amicizia, la solidarietà, i valori forti della Puglia, in cui crediamo e per cui operiamo. In questo desideriamo uno stimolo e un incoraggiamento dal giornale. Allora, buon lavoro!
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Restare in Italia per cambiare le cose
Sono troppo deluso da
quanto sta accadendo nel nostro Paese. Sono stanco di quei
raccontafrottole di Silvio Berlusconi e Romano Prodi. Sono stanco di
vivere nel terrore delle cartelle esattoriali pazze che i vari Visco e
Padoa Schioppa, a turno, fanno giungere a noi italiani me compreso. Sono
esasperato dalla burocrazia indolente; dalla criminalità che la fa da
padrona e da una giustizia tante volte “ingiusta”. Dunque ho cominciato
a pensare, sempre più seriamente, di lasciare l’Italia. Ma dove andare?
Ho deciso di guardarmi intorno e questo fine settimana, presi moglie e
figlio, sono venuto a Parigi. Chi lo sa che non scelga di fare come
Forattini e trasferirmi all’ombra di Nôtre Dame. Certo non sarebbe
facile per me. Qui in Francia conosco solo la nostra corrispondente
Luisa Pace e qualche altro collega che poco potrebbero fare per aiutarmi
a sistemare. Io sono un popolano (non un popolare) e quindi non ho certo
gli appoggi e le amicizie di quegli sciagurati dei terroristi rossi che
numerosi si sono rifugiati qui, certi della non estradizione. Questi
soggetti che in Italia si erano dati al partito armato per amore
(dicevano loro) dei lavoratori e dei ceti popolari, in realtà sono
borghesucci ben pasciuti che da sempre hanno appoggi in ogni parte del
mondo. Comunque sia, la Ville Lumiere è sempre bella anche se io mi
sento un po’ a disagio per il fatto che qui, duecento e passa anni fa,
hanno ghigliottinato il Re e fatto scorrere sangue innocente a fiumi. E
sì, i popolani come me - anche se la sedicente cultura di oggi fatica a
crederlo - sono sempre stati dalla parte del Re e della Religione. Sarà
per questo, forse, che aborrisco i concetti politici di destra e di
sinistra. Ambedue le posizioni politiche, infatti, sono figlie della
maledetta rivoluzione francese e a me, non ci posso fare niente, stanno
simpatici invece i poveri abitanti della Vandea che furono sterminati a
migliaia dai soldati vestiti di blu di Robespierre che diedero luogo al
primo grande genocidio della storia. Qui in Francia comunque le cose non
vanno meglio che da noi. Nelle periferie c’è emarginazione e violenza.
Le tasse ti pelano anche se sono meno cervellotiche che da noi. Il fisco
è comunque spietato. Ne sa qualcosa Riccardo Cocciante.Tanti politici
sono bugiardi e fanfaroni. Similmente a molti amministratori nostrani
anche qui, alcuni di loro, sono afflitti da una inguaribile malattia: la
cleptomania. La differenza sta nel fatto che qui in Francia, quando
qualche uomo pubblico viene preso con le mani nella marmellata, viene
emarginato ed allontanato dalla scena. Da noi, invece, i politici un po’
svelti nell’appropriarsi della cosa pubblica e privata possono anche
divenire eroi; soprattutto se appartenenti alle schiere di certa
sinistra. In particolare se un ladro ha la maglietta della destra è da
vituperare, se invece indossa i colori della sinistra viene considerato
come una sorta di benefattore di se stesso che non va punito. Anzi, se
possibile, va anche un po’ esaltato. Ritornando alla Francia e al mio
desiderio di ritirarmi in volontario esilio, comincio a pensare che
invece resterò a Roma per cercare di cambiare nel mio piccolo qualcosa.
Tra qualche ora Romano Prodi sarà sicuramente di nuovo in sella e
Berlusconi con i suoi accoliti farà finta di fare l’opposizione. Contro
questi sciagurati un moscerino come me potrà fare ben poco ma qualcuno
bisognerà che tenti di denunciarne le malefatte ed Antonio Parisi da
Taranto, popolano, lo sappiano i nostri lettori, non si tirerà indietro. Antonio Parisi
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