MERCOLEDI'
4 FEBBRAIO 2009 ore 20,00
in
collaborazione con CINETECA ITALIANA presso Spazio Oberdan (Viale
Vittorio Veneto 2)
Edoardo Winspeare, a cui sarà dedicata una retrospettiva, incontrerà il
pubblico (4/02 h 21.00) per la presentazione de Galantuomini, cui
seguirà un buffet ispirato ai colori ed ai sapori del Sud.
Ingresso libero con prenotazione obbligatoria al n. 346.9582555
suggeriamo di presentarsi, previo prenotazione

"GALANTUOMINI"
Ignazio, Lucia e Fabio sono stati bambini felici e inseparabili nel
Salento degli anni Sessanta. Adesso sono adulti tormentati e divisi nel
Salento della Sacra Corona Unita. Ignazio è diventato un giudice
stimato, rientrato a Lecce dopo aver esercitato la professione nel Nord
Italia, Lucia è madre di un ragazzino e braccio destro del boss Carmine
Zà, Fabio un appassionato giocatore di biliardo col vizio della cocaina.
Al funerale di Fabio, stroncato da un’overdose, Lucia e Ignazio si
ritrovano e si innamorano senza dichiararsi. Durante le indagini
sul traffico di cocaina, Ignazio scopre il coinvolgimento di Lucia.
Ferito e addolorato dalle bugie della donna e dalla rivelazione della
sua vera natura, l’affronta,
spingendola suo malgrado alla latitanza. Ma
il giudice sedotto e la dark lady hanno ancora un conto d’amore da
regolare e da consumare. Edoardo Winspeare, cognome inglese e cuore
salentino, torna nei borghi antichi del Salento dopo il miracolo di
Taranto, muovendosi lungo la frontiera tra noir e mélo. Dentro un
ambiente luminoso e denso di umori abita un personaggio femminile di
stupefacente bellezza, cupa e sgomenta davanti alla radicalità delle
proprie decisioni: ispirare e guidare una squadra di criminali
organizzati. “Femmina folle” e “lupa” tragica, Lucia è portatrice di un
segreto sepolto che minaccia la sua vita apparentemente solare e l’amore
ancora imploso per il giudice Ignazio De Rao, l’uomo che potrebbe forse
permetterle di sottrarsi al disagio della sua condizione. Ma Winspeare
non sceglie per i suoi amanti la redenzione.
Rivedersi e scoprirsi nei
rispettivi ruoli è per Lucia e Ignazio vertigine ulteriore,
innamoramento sovrapposto a quello già esistente. Fuggiranno dentro una
notte per amarsi. Si nasconderanno in quell’unica notte per amarsi.
Quando il giudice di Gifuni si trova di fronte alla donna, di cui
conosce ormai il volto scellerato, il suo sentimento ne frena l’azione,
improntata altrimenti e altrove a grande sicurezza e condotta morale.
L’amore reciproco impedisce all’uomo dietro al giudice di denunciarla e
alla donna dietro alla criminale di comprometterlo. Agli amanti è
possibile darsi e possedersi senza mai guardarsi negli occhi, fino
all’alba e a una telefonata che risveglierà Lucia dall’evidenza
dell’impossibilità del loro amore e della messa fra parentesi del mondo,
fondale lontano eppure presente. In un mondo di uomini, incapaci di
distinguere ciò che è vero (una nuvola) da ciò che immaginario (un gatto
o una barca), la femme fatale criminale della Finocchiaro riconosce i
segni menzogneri e l’ ineluttabilità della realtà e dell’amore. Le
emozioni di un amore perduto nel tempo incolpevole dei cieli azzurri
dell’infanzia e ritrovato nel cielo aggredito dai proiettili della
maturità, sono affidate al non detto: agli sguardi e ai silenzi incerti
di Gifuni e ai movimenti morbidi e ambigui della Finocchiaro, corpi
esausti di amore che bruciano tutta la passione nell’inseguimento di un
adesso che non avrà mai luogo. Winspeare produce un’idea di cinema
melodrammatico che si nutre della vita, della tradizione e della cultura
del Salento. Un film regolato dal ritmo rapidissimo di una musica di
possessione “pizzicata” alla chitarra, che non riesce a liberare la
“tarantata” dal suo male. Generato da un ambiente criminale, il mélo del
galantuomo e della signora della malavita (o mélovita) si chiude
all’insegna della costrizione, che è quella tipica del melodramma, della
condizione umana ma anche della società (lei è prigioniera dei suoi
errori, lui dell’ istituzione che rappresenta). Galantuomini testimonia
come in periodi di crisi sociale e ideologica, il melodramma si dimostri
un efficace strumento di rispecchiamento collettivo, adempiendo a quella
funzione che nella Grecia antica era assunta dalla tragedia.